Lettera del Segretario Nazionale al sig. Capo della Polizia sulla gestione del Personale nell'emergenza Covid-19

              N.LETT./0004/2020 - Roma, 12 marzo 2020

MESSAGGIO URGENTE - EMERGENZA “Covid-19”

 

 

Al sig. Capo della Polizia

Prefetto Franco GABRIELLI

e, p.c.

Al Sig. Direttore dell’Ufficio Relazioni

Sindacali del Dipartimento di P.S.

Dott.ssa Maria DE BARTOLOMEIS

 

Illustrissimo sig. Capo della Polizia,

in questa situazione di emergenza e difficoltà, il Sindacato di Polizia non può non intervenire al fianco dei Poliziotti. Notiamo una enorme confusione a livello governativo con lacune che espongono a rischi altissimi gli Uomini in Divisa; sebbene fosse vero e giusto che questi siano la prima linea dello Stato, assolutamente non debbono essere considerati né visti come vittime sacrificali.

Avevamo anticipato la gravità della situazione con la nostra Lettera N.LETT./0003/2020 del 22 febbraio scorso senza ricevere alcuna risposta; eppure in quell’occasione chiedemmo quello che siamo qui a chiedere ora, ovvero protocolli operativi urgenti e sistemi di protezione per la salute dei Poliziotti! I poliziotti che sono in strada e lavorano al contatto col cittadino hanno bisogno mai come ora di quei  protocolli, che siano chiari e determinati; non è possibile non pensare ad una tutela degli Uomini in Divisa.

Stiamo riscontrando su tutto il territorio nazionale lamentele e preoccupazioni dei nostri colleghi che segnalano situazioni alquanto allarmanti; agli stessi viene detto di non poter utilizzare le mascherine protettive, se non in caso di estrema necessità e valutate le singole situazioni e, qualora utilizzate, si deve relazionare a fine servizio. Sono due le motivazioni addotte a fronte di queste disposizioni: “non ci sono mascherine per tutti” e, addirittura, “il poliziotto che indossa la mascherina allarma la cittadinanza”.

Immaginiamo e speriamo che quest’ultimo sia solo un errore di comunicazione anche se, effettivamente, non possiamo che mostrare il nostro disappunto. Indossare la mascherina è oggi più che mai un obbligo anche in senso di responsabilità verso il cittadino che in noi vede un punto di riferimento; e, mi permetta, forse vedendoci in divisa con la mascherina potrebbe comprendere ancor di più l’importanza del momento. Del resto, è stato lo stesso Presidente del Consiglio dei Ministri a mettere in guardia tutta la Nazione raccomandando di restare dentro casa se non per questioni di estrema urgenza e necessità e per lavoro.

Ma non basta, all’assetto formale in strada si aggiunge anche il problema della gestione del personale sui mezzi di servizio: pensiamo ai Reparti Mobili e al Reparto Volanti e comunque a tutti quei servizi che si svolgono necessariamente su macchine e mezzi e che implicano il contatto ravvicinato. Sui mezzi dei Reparti Mobili stazionano, fosse per un viaggio breve o lungo e comunque per almeno sei ore di servizio, ben dieci uomini a distanza ravvicinatissima, a dispetto di tutte le norme di sicurezza raccomandate per fronteggiare questa pandemia (così definita nella giornata odierna dall’OMS). Gli stessi colleghi si ritrovano per ore sul mezzo tutti insieme e poi devono mangiare in Mensa e consumare caffè allo spaccio in modo filtrato e razionato; delle due l’una e pertanto siamo qui a chiederLe determinazioni.

Non è certo il caso di fare demagogia ma tutti noi poliziotti a fine turno, chi più chi meno, torniamo a casa e lì abbiamo familiari e tra questi possiamo averne alcuni ammalati ed anche immuno-depressi. Come affrontare queste situazioni? Allora, così come vale per volanti e autoradio, perché non prevedere che si lavori sempre con gli stessi equipaggi? Sappiamo bene, sebbene sia difficilissimo da digerire, che i mezzi di servizio non sono ambienti di lavoro per il D.to 81/08, ma ora anche noi dobbiamo pensare alla nostra salute e non possiamo pensarci da soli. Non comprendiamo come mai non esista una fornitura di mascherine tale da assicurarne l’utilizzo per tutti i poliziotti operativi da ora fino a cessate esigenze; non vogliamo essere noi stessi  a violare le direttive governative, sarebbe alquanto anacronistico.

Un Sindacato che tale si consideri ha il dovere morale e d’istituto di lottare per il bene dei lavoratori, diversamente non ne vedremmo la necessità e l’utilità sociale. Siamo fin troppo consci delle difficoltà enormi da fronteggiare ma non possiamo esimerci dall’avanzare la richiesta di un forte atto di responsabilità da parte di chi ci amministra e gestisce,  non possiamo essere lasciati in balia degli eventi.

A dimostrazione della bontà del nostro intervento giova ricordare le scene di ordinaria follia di qualche giorno fa fuori il Carcere di Rebibbia in Roma quando facinorosi si sono avventati contro i Poliziotti schierati a tutela dell’Istituto Detentivo; i colleghi, come avrà visto, non indossavano le mascherine e hanno dovuto fronteggiare gli avventori con tutti i rischi del caso! Immaginiamo cosa possa accadere nell’ordinario ai colleghi della Polfer all’interno di una Stazione Ferroviaria e ai colleghi delle Volanti anche solo per fermare i cittadini per ottenere l’autocertificazione!

Abbiamo svolto una piccola indagine e medici e professori dell’Istituto Ospedaliero Spallanzani in Roma ci hanno confermato la necessità dell’utilizzo delle mascherine, del doppio guanto e addirittura della pulizia e disinfezione delle nostre divise alla fine di ogni turno. Auspichiamo una presa di posizione da parte Sua e da parte di chi è preposto alla guida politica del Ministero dell’Interno; sappiamo della difficoltà nel reperire il kit necessario ma è quanto mai urgente e di vitale importanza, del resto se non tuteliamo le Forze dell’Ordine non possiamo tutelare la cittadinanza.

Con ossequi.

Andrea Cecchini

ITALIA CELERE