SUICIDI IN POLIZIA, C'E' ANCHE UN NESSO DI CAUSALITA' COL SERVIZIO. NON BASTA L'OSSERVATORIO.

N.DOC./0018/2019 - Roma, 17 settembre 2019

 

Al Direttore dell’Ufficio Relazioni Sindacali del Dip.to di PS
Vice Prefetto dr.ssa Maria DEBARTOLOMEIS

 

SUICIDI IN POLIZIA FRUTTO ANCHE DELLE INVISIBILI FERITE DEL SERVIZIO (ma non solo). VI SPIEGHIAMO COSA ACCADE.

Ci basterebbe un BUON PADRE DI FAMIGLIA, uno che non abbandoni i propri figli, disposto anche ad aspettare il ritorno del figliol prodigo! Ma per noi non è così, consapevoli di rischiare sanzioni disciplinari e procedimenti penali al primo respiro sbagliato; saremmo pur d’accordo se la pena/disciplina fosse rieducativa ma evidentemente per noi di rieducazione vi è ben poco! Il nostro Regolamento Disciplina (d.P.R. 737/81) è stato studiato per impedire una vera forma di difesa e senza alcun beneficio per chi sbaglia, a prescindere già colpevole (eppure la Costituzione apre al favor rei di cui è permeato tutto il diritto penale!).

Abbandonati dalle Istituzioni e dalla politica che di noi si riempie la bocca in tutte le campagne elettorali per poi dimenticare tutti quei proclami appena assaggiate le poltrone. Nell’immaginario collettivo il poliziotto è immortale e invincibile, per alcuni è bravo e per altri è cattivo, ma pur sempre e dovunque visto come avesse attorno una copertura d’acciaio e invisibile. Vi sveliamo una cosa…non è così, moriamo come tutti, così come nasciamo e ci ammaliamo; quello che ci distingue dagli altri è che a noi non è concesso nulla di più del Regolamento di servizio. Non c’è concesso provare emozioni…e di emozioni viviamo, ci conviviamo più di chiunque altro e anche di più di quanto conviviamo con le nostre famiglie.

Noi non siamo vittime, lungi da noi pensarlo, #ChiSbagliaPaga è il nostro motto! Siamo Uomini di Stato e lavoratori; e mentre come primi siamo umiliati e saccheggiati, come secondi siamo schiacciati e senza tutele. Siamo l’unica categoria per cui non vi è un nesso di causalità tra tutte le esperienze drammatiche che viviamo tutti i giorni e lo stress psico-fisico ad esse correlato. Se è vero che l’Amministrazione della P.S. ci ferma subito al primo sentore di disagio (giusto, perché il Bene Comune della convivenza sociale è primario rispetto a tutto), è altrettanto vero che nel momento di maggior bisogno ci troviamo a esser soli perché abbandonati dalle Istituzioni, proprio da quel buon padre di famiglia che non è in grado di comprendere quanto sia importante un supporto psicologico nei momenti di maggior stress psico-fisico, uno stress che non può non essere correlato ai drammi che viviamo tutti i giorni.

Come si può pensare che non vi sia correlazione tra le emozioni che si provano nel raccogliere il corpicino di un bimbo morto in un incidente? O di un uomo suicida? Od ancora in un conflitto a fuoco contro un crudele e spietato assassino? Ed ancora quello stress che i poliziotti di oggi accumulano ad ogni servizio, sapendo che il solo esercitare le loro legittime e doverose funzioni li porterà o all’Ospedale o in Tribunale in un batter d’occhio! A chi ci getta fango addosso e dice che il rischio è insito nel nostro lavoro rispondo che lo stress che oggi viviamo è causato dalla INCERTEZZA della pena, se non per noi! Lavorare con la certezza che chiunque delinque la farà franca nonostante i nostri sforzi è come dire all’artigiano che costruisce il mobile che prima o poi verrà utilizzato per il camino perché non servirà più a nulla! La mancanza di protocolli d’ingaggio certi spinge il poliziotto a non avere mezzi certi per svolgere il proprio dovere; un poliziotto che è su strada vive alla stregua di qualsiasi malfattore, forse pure peggio! Per ogni suo pur minimo sbaglio il poliziotto si trova crocifisso insieme alla propria famiglia, mettendola per strada, e tutto questo è indice di ulteriori insicurezze e instabilità! Si è arruolato per questo Stato con gli ideali di Giustizia e Equità ma poi è questo stesso Stato a abbandonarlo. A questo poi aggiungiamo che per la Magistratura sputare in faccia ad un poliziotto sia un fatto lieve, un’inezia; e invece è in realtà l’onta più grave, la più schifosa, per chi ancora crede nella nostra Divisa e in quegli ideali, la più brutta delle umiliazioni come Uomo e come Poliziotto; del resto lo sputo in faccia e l’umiliazione li prendiamo noi, non chi ci osserva e giudica da dietro una lussuosa scrivania e su una bella poltrona. Cosa fa questo Stato, cioè il (NON)buono padre di famiglia? CI ABBANDONA, CI DERIDE E CI UMILIA, perché non punire chi sputa in faccia a un poliziotto è ancor più grave!

Tutto questo stress sale e si accumula e poi può esplodere dopo anni e anni di lungo servizio semplicemente perché non siamo robot ma uomini e il cervello può reagire come meglio crede! Che se ne dica il nostro è il lavoro col più elevato stress correlato per le situazioni endogene i cui postumi necessitano di essere seguiti e valutati, ma non per distruggerci quanto per aiutarci. Negli ultimi anni la libertà dei poliziotti si è assottigliata sempre più, mettendo in difficoltà chi, nonostante gli stress vissuti e le situazioni familiari delicatissime, si riversa spesse volte anche sui social, importanti per tutti tranne che per noi, costretti a pesare anche le virgole altrimenti “alimentate odio”! Certamente giusto essere sobri e equilibrati ma ci vengono alla mente tutti coloro che inveiscono contro di noi con odio vero e razzismo ideologico e alla fine vengono tutelati, esaltato e pure premiato. Basti vedere cosa è successo alla professoressa che ha insultato vergognosamente il Vice Brigadiere Cerciello dopo la sua uccisione; cosa le è stato fatto? Un po’ di gogna mediatica e appena riaperta la scuola subito al lavoro. Non siamo di certo noi i censori di alcuno ma non comprendiamo perché solo a noi è richiesto un elevatissimo senso di responsabilità (come è giusto che sia aggiungerei io, ma non solo a noi!) ma ora esigiamo la responsabilità di tutti; assurdo però pensare che chi ci abbandona faccia carriere eccellenti proprio grazie ai sacrifici e all’elevato senso di responsabilità degli stessi Uomini che abbandona.

In realtà un’idea del perché veniamo trattati così ce la siamo fatta, ed anche molto chiara; noi di Italia Celere e tutti i poliziotti italiani lo abbiamo capito da un bel pezzo…semplicemente siamo l’anello debole della catena e in tutti questi anni siamo stati svenduti e usati come merce di scambio in primis proprio dai Sindacati e poi dalla politica che ancora gioca con la nostra dignità! Manifestiamo il pensiero di tutti i poliziotti italiani, siamo qui a esprimere lo sdegno, il malcontento e l’arrabbiatura di tutti quegli uomini in divisa che ogni volta che sono a chiedere aiuto si ritrovano sospesi dal servizio e abbandonati.

Pensiamo a tutti i matrimoni saltati perché una vita così difficile con stipendi al ribasso non sorregge la coppia e allora salta tutto! Salta quella stabilità che poi per questi Uomini non tornerà mai più. E in questi momenti dov’è lo Stato? Questa è la vostra Democrazia? Siamo l’Istituzione democratica per eccellenza ma solo per gli altri, dentro siamo abbandonati, proprio noi che sappiamo assicurare sicurezza e pace indossando con fierezza e appartenenza la Divisa Blu con cui oltre a viverci, ci sposiamo e ce la portiamo nell’aldilà…una divisa ormai cucita addosso!

Ma il nostro sacrificio non basta più! Non possiamo e non vogliamo più vedere tutti questi suicidi tra le Forze dell’Ordine, sono 42 dall’inizio dell’anno corrente; un male incurabile e silenzioso che rimanda ad una solitudine incomprensibile e che non possiamo accettare, proprio noi che viviamo in squadre, pattuglie, equipaggi…e poi ci troviamo da soli nel momento più importante della nostra vita! Non è assurdo? Un poliziotto è poliziotto per sempre, non solo per abbatterlo! Ed è assurdo ancor di più “sentire” questo assordante silenzio da parte di Politica e Sindacati, pronti a tutto per voti e tessere e poi al momento del bisogno?? SPARISCONO.

Siamo Uomini di Stato ma siamo anche lavoratori e la Costituzione (grazie a Dio!) non è passata di moda, tantomeno l’art. 4la Repubblica riconosce a tutti i cittadini il diritto al lavoro e promuove le condizioni che rendano effettivo questo diritto” e nemmeno l’art. 382i lavoratori hanno diritto che siano preveduti ed assicurati mezzi adeguati alle loro esigenze di vita in caso di infortunio, malattia, invalidità e vecchiaia, disoccupazione involontaria”.

Non basta un Osservatorio, contro i suicidi e a fronte di queste statistiche allucinanti urgono misure determinate e un vero e proprio centro di supporto psicologico, che non demonizzi ma aiuti il poliziotto. A breve investiremo la politica parlamentare affinché si lavori a proposte di Legge sulla c.d. Tutela Sanitaria, perché questo dramma afferisce alla salute dei poliziotti. Ricorderemo alla politica che non siamo in Europa solo per tassi di sconto e spread, ma anche per prendere esempio e migliorarci; nella Loria, in Francia, vi è un centro di cura per agenti in difficoltà, un vero e proprio centro di salute mentale riservato alle Forze dell’Ordine e gestito con criteri e cadenze militari, partendo da 2 ore di sport al giorno! Uno studio de Il Sole 24 Ore ha rilevato che ogni anno circa 400 agenti ricorrono al centro di Courbat per guarire le ferite invisibili del mestiere, disturbo post-traumatico, depressione e dipendenze; gli stessi Commissari della Polizia Francese, formati ad hoc da personale competente della struttura sanitaria, con responsabilità e coscienza prestano elevata attenzione ai “rischi psico-sociali del mestiere”. In Francia i suicidi tra le Forze dell’Ordine sono un dramma sociale sotto la lente d’ingrandimento dello Stato, eppure a maggio erano “solo” 28…in Italia a settembre siamo già a 42 e ancora non abbiamo soluzioni né idee! La giornalista Benedetta Blancato de Il Sole 24 Ore riferisce che ad aprile un rappresentante del movimento gilet-gialli è stato condannato a 8 mesi di prigione e 150 ore di lavoro socialmente utile per lo slogan “Poliziotti, suicidatevi!” durante un corteo…in Italia durante le manifestazioni ci tirano le molotov e ci sputano addosso e i delinquenti siamo noi poliziotti!

In Italia il malessere psicologico dei poliziotti è ancora un vero e proprio tabù, ad oggi e con questo sistema impensabile che i poliziotti lo esprimano volontariamente e liberamente, consci delle ripercussioni. Certamente non possiamo fare a meno di valutare la percorribilità di attività e studi per determinare l’eventuale nesso di causalità tra questi suicidi e i traumi vissuti in servizio (traumi di ogni tipo!), ma anche tra il servizio (e ciò che ne consegue con trasferimenti e lontananze) e le separazioni, ormai sempre più traumatiche e traumatizzanti per gli sposi, pensiamo per i bimbi…

Per finire, diciamocela tutta, non poco stress è causato proprio da chi ha il dovere di tutelare i suoi Uomini migliori e invece ogni giorno ne inventa una per affossarli e stressarli con provvedimenti come la tortura e gli identificativi, etichettando e marchiando i poliziotti perché, evidentemente, frange interne alle Istituzioni vedono nelle Uniformi il nemico da combattere.

Ora il buon padre di famiglia, lo Stato, dovrà prenderne COSCIENZA e assumersi le proprie RESPONSABILITA’.

 

Andrea Cecchini

ITALIA CELERE

 

 

 

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